Plusdotazione cognitiva a Grosseto: una sala piena di persone, domande e voglia di capire
Ci sono incontri che finiscono quando si spengono i microfoni. E altri che continuano a farci pensare anche nei giorni successivi.
Quello del 29 ottobre 2026, per noi del Centro OPSIS, appartiene decisamente alla seconda categoria.
All’Aula delle Colonne del Polo Universitario Grossetano abbiamo vissuto un pomeriggio dedicato all’alto potenziale cognitivo e alla plusdotazione, insieme a genitori, insegnanti, professionisti e persone interessate a comprendere meglio questo tema.
La partecipazione è andata oltre le nostre aspettative: abbiamo dovuto aggiungere sedie per accogliere tutti!
Ma, più dei numeri, ci ha colpito l’attenzione con cui la sala ha seguito gli interventi fino alla fine.
Da una domanda è nato un incontro
Tutto è partito da una proposta di Jasmine Hassan: creare un’occasione per parlare apertamente di plusdotazione, andando oltre le definizioni e lasciando spazio anche alle esperienze delle famiglie.
Un’idea che abbiamo accolto con entusiasmo e che, grazie alla collaborazione con l’Associazione L’Altra Città, è diventata un evento aperto alla città.
Jasmine ha condiviso un racconto personale intenso, capace di ricordarci che dietro l’espressione «alto potenziale» ci sono bambini reali, con grandi curiosità, pensieri complessi, emozioni e bisogni che meritano di essere ascoltati.
Quattro professioniste, quattro prospettive per comprendere la plusdotazione
Uno degli aspetti più interessanti del pomeriggio è stato proprio il confronto tra professionalità differenti.
Le quattro professioniste del Centro OPSIS hanno affrontato la plusdotazione cognitiva da punti di vista complementari, mostrando quanto sia importante considerare non soltanto le capacità intellettive, ma anche il benessere emotivo, le relazioni, l’apprendimento e le caratteristiche individuali di ogni bambino.
La dott.ssa Valentina Verdi, psicologa e sessuologa clinica, ha portato l’attenzione sulla dimensione emotiva, sull’importanza di riconoscere i bisogni affettivi dei bambini ad alto potenziale e sul ruolo fondamentale dell’ascolto e della comprensione da parte degli adulti.
La dott.ssa Marina Cacchionni, psicologa ed educatrice professionale, ha approfondito gli aspetti psicologici e relazionali della plusdotazione, con particolare attenzione all’adolescenza: il senso di diversità, il perfezionismo, la costruzione della propria identità e il bisogno di sentirsi accettati e compresi.
La dott.ssa Valeria Gaita, pedagogista, ha offerto una prospettiva educativa, soffermandosi sui bisogni dei bambini ad alto potenziale nel contesto scolastico. Un’occasione per riflettere sull’importanza della motivazione, di proposte didattiche adeguate e della collaborazione tra scuola e famiglia, affinché le capacità di ciascun bambino possano essere riconosciute e valorizzate.
La dott.ssa Elisabetta Luschi, ortottista, con l’intervento «Quando guardare non basta: efficienza visiva e apprendimento nei bambini plusdotati», ha affrontato un aspetto spesso poco considerato: il ruolo della visione nell’espressione del potenziale cognitivo.
Attraverso esempi pratici, ha mostrato come alcune difficoltà visive e visuo-percettive possano interferire con attività quotidiane come leggere, scrivere, ricercare informazioni e organizzare lo spazio sul foglio.
Anche un bambino con capacità cognitive elevate può incontrare ostacoli visivi che rendono più faticoso l’apprendimento e che meritano di essere individuati e, quando necessario, affrontati.
Il filo conduttore dei quattro interventi è stato uno: un bambino ad alto potenziale non è soltanto un bambino con grandi capacità cognitive, ma una persona con caratteristiche, bisogni e risorse che devono essere riconosciuti nella loro complessità.
È proprio attraverso il dialogo tra famiglia, scuola e professionisti che possiamo creare le condizioni migliori perché ciascun bambino possa crescere, stare bene ed esprimere le proprie potenzialità.
Quello che ci portiamo a casa
Ci portiamo a casa gli sguardi attenti, le domande, gli scambi tra persone con esperienze diverse e la sensazione di aver aperto una conversazione importante per il nostro territorio.
La sala piena ci ha fatto piacere; la voglia di approfondire che abbiamo percepito ci ha dato ancora più motivazione.
Crediamo che parlare di plusdotazione significhi anche costruire ponti tra famiglia, scuola e professionisti.
È da questo dialogo che possono nascere modi più consapevoli di riconoscere le differenze individuali e accompagnare la crescita dei bambini.
Grazie, davvero!
Un grazie speciale a Jasmine Hassan, da cui è partita questa bella idea, per aver condiviso con generosità la sua esperienza.
Grazie all’Associazione L’Altra Città, che ha promosso l’iniziativa insieme a noi, e al Comune di Grosseto per il patrocinio e la presenza istituzionale.
Grazie alla Fondazione Polo Universitario Grosseto per l’ospitalità.
Grazie alle nostre colleghe e a tutte le persone che hanno lavorato all’organizzazione, mettendo a disposizione tempo, competenze ed entusiasmo.
E soprattutto grazie a chi ha scelto di esserci: genitori, docenti, professionisti, associazioni e cittadini. La vostra partecipazione ha dato senso a questo progetto.
Per noi non è un punto di arrivo, ma l’inizio di nuovi confronti.
Ci auguriamo che quanto condiviso il 29 ottobre continui a generare domande, attenzione e iniziative concrete.
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